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Il groviglio dell'”agibilità” politica di Berlusconi e le sorti del governo

La condanna di Berlusconi e la (possibile) crisi di governo, ancora una volta appeso alle sorti di un singolo. Cerchiamo di capire i punti essenziali di questo dibattito dando qualche coordinata, in attesa del fatidico 9 settembre.

Per DaP – Democratici a Progetto Stefano Zirulia ricercatore in materie giuridiche all’Università degli Studi di Milano.

berlusconicondanna

Gli interrogativi circa la sorte politica di Silvio Berlusconi a seguito della recente condanna per frode fiscale sono al centro dell’agone politico, e giuridico, di fine estate. Gli avvocati del Cavaliere sono infatti alla ricerca di un salvacondotto legale che garantisca la sua “agibilità politica”: concetto giuridicamente inesistente, frutto di un neologismo coniato dall’entourage del leader del Pdl, con il quale vengono in questi giorni indicati gli obiettivi di impedirne la decadenza da senatore ed al contempogarantirne la candidabilità alle future elezioni. Gli scenari possibili, al momento, sono assai numerosi, e nelle ultime ventiquattro ore il quadro risulta ulteriormente complicato dalle notizie circa le sempre più pressanti minacce del Pdl di staccare la spina al governo delle larghe intese.

Ma andiamo con ordine, e partiamo dai punti fermi. La vicenda giudiziaria di cui stiamo parlando è quella relativa alle evasioni fiscali realizzate da Silvio Berlusconi, e da una ristretta cerchia di collaboratori, nell’ambito della compravendita dei diritti televisiviMediaset. Come spiegano le motivazioni della sentenza di condanna depositate giovedì scorso, grazie ad un meccanismo che consentiva di gonfiare i costi sostenuti da Mediaset per l’acquisto dei diritti televisivi, venivano presentate dichiarazioni dei redditi nelle quali i profitti risultavano inferiori a quelli effettivi: meno ricavi dichiarati uguale meno tasse da pagare. Per questo reato Berlusconi è stato condannato a quattro anni di reclusione con sentenza definitiva: in base alla legge italiana non sussiste più alcun ragionevole dubbio in merito alla responsabilità penale dell’ex premier.

Quali sono le questioni tuttora aperte? La futura “agibilità politica” di Berlusconi potrebbe essere ostacolata da due diversi istituti giuridici: il primo è il divieto di candidarsi e ricoprire cariche elettive previsto dalla cosiddetta “legge Severino”; il secondo è l’interdizione dai pubblici uffici stabilita dal codice penale. È bene tenerli distinti.

In base alla “legge Severino” (d.lgs. n. 235 del 2012), coloro che hanno riportato determinate tipologie di condanna penale non possono candidarsi alle elezioni, e se già sono stati eletti decadono dalla carica. Questa norma si applica alla posizione di Berlusconi?

In linea teorica sembrerebbe di sì, dal momento che il reato per il quale egli è stato condannato rientra tra quelli che fanno scattare il divieto di ricoprire cariche elettive. In pratica, tuttavia, la “legge Severino” potrebbe essere paralizzata o risultare inapplicabile. Essa infatti prevede, anzitutto, che la camera di appartenenza – nel caso di Berlusconi, il Senato – deliberi la decadenza del proprio membro: è questo il compito al quale è chiamata la Giunta per le elezioni in Senato, i cui lavori inizieranno lunedì 9 settembre. In secondo luogo, sotto il profilo giuridico, non va dimenticato che la “legge Severino” è stata approvata nel 2012, ossia dopo che il reato di evasione fiscale era già stato consumato: se si ritenesse che il divieto di ricoprire cariche elettive configura una sanzione penale (anziché una misura amministrativa, come sostenuto da taluni), la sua applicazione al caso di Berlusconi sarebbe sbarrata dal principio di irretroattività della norma penale sfavorevole sancito dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. Ed è anche per questa regione che i legali di Berlusconi hanno annunciato imminenti iniziative – supportate dai pareri pro veritate di autorevoli giuristi – dinanzi ai giudici custodi di quelle Carte Fondamentali, ossia la Corte Costituzionale (ma in questo caso la questione dovrà essere sollevata dalla stessa Giunta chiamata a decidere sulla decadenza) e la Corte di Strasburgo (alla quale, invece, Berlusconi potrebbe rivolgersi in prima persona tramite i propri avvocati).

Anche qualora la “legge Severino” venisse in concreto paralizzata, resterebbe comunque in campo il secondo istituto giuridico cui si è fatto cenno, ossia l’interdizione temporanea dai pubblici uffici prevista dal codice penale (art. 28). Rispetto a questa sanzione non sembrano – almeno a prima vista – profilarsi i fattori neutralizzanti che potrebbero invece colpire la “legge Severino”: quanto al ruolo del Senato, come a più riprese osservato da autorevoli giuristi tra cui Valerio Onida, l’interdizione opera automaticamente, senza cioè bisogno di una delibera della camera di appartenenza; mentre, dal punto di vista del divieto di retroattività della norma penale sfavorevole, è sufficiente osservare che il codice penale risale al 1930, ben prima che l’evasione fiscale Mediaset avesse luogo.Sotto il profilo contenutistico, l’interdizione produce un divieto di ricoprire cariche elettive del tutto assimilabile a quello della “legge Severino”. C’è però una differenza, e riguardala durata del divieto, in merito alla quale la Corte di Cassazione ha stabilito che dovrà nuovamente pronunciarsi la Corte d’Appello di Milano: la sentenza è attesa per l’autunno, e potrebbe decretare l’interdizione di Berlusconi per tre anni (anziché i sei previsti dalla “legge Severino”). A quel punto, ed a prescindere dalla posizione che verrà raggiunta in merito all’applicabilità o meno della “legge Severino”, non sussisterebbero ulteriori salvacondotti per l’ “agibilità politica” del leader del Pdl; a parte ovviamente la grazia o la commutazione della pena da parte del Presidente della Repubblica, ipotesi che tuttavia appaiono al momento quanto mai lontane ed improbabili.

— Questo articolo è stato scritto da:

Stefano Zirulia

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2 comments on “Il groviglio dell'”agibilità” politica di Berlusconi e le sorti del governo

  1. L’ha ribloggato su gitaalfaroe ha commentato:
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  2. […] funzione (non potendosi fare decadere da senatore chi… senatore non è più!): il vantaggio – lo scrivevo su queste pagine qualche giorno fa – starebbe nel fatto che lo sbarramento derivante dall’interdizione durerà al massimo tre […]

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